Avete presente le locandine dei corsi di restauro o i pannelli che pubblicizzano un restauro in corso? Quasi sempre troviamo una bella ragazza, con un trucco leggero e pulito, dai capelli vaporosi o raccolti in una sistemata coda di cavallo, vestita con un pulitissimo camice bianco o con una salopette appena uscita dal negozio di abbigliamento da lavoro.

Bene, dimenticate quell’immagine.

I restauratori sono tutt’altro. Che tu sia un restauratore di Trapani o di Milano poco importa. A parte che se ti svegli alle 6 di mattina l’ultimo pensiero che hai è quello di andarti a mettere l’eyeliner…ma poi…la tuta bianca??? Mai vista, credo che le vendano già sporche, anche perché se arrivi in cantiere con una tuta troppo pulita che figura ci fai?! Quella del novellino! Mai!

Ma la particolarità dell’abbigliamento del restauratore non sta tanto nella salopette o nel camice, oggi parleremo di quel meraviglioso mondo che sta sotto e/o sopra la “divisa”.

Fondamentalmente possiamo suddividere l’argomento in base alle stagioni: primavera/estate, autunno/inverno

ABBIGLIAMENTO DA RESTAURATORE, COLLEZIONE AUTUNNO INVERNO:

È inverno, fa freddo, molto freddo, e tu stai lavorando all’interno di una meravigliosa, grandissima, freddissima e senza riscaldamenti chiesa barocca. Il restauratore esperto lo sa, MAI buttare via maglioni vecchi, felpe bucate, calze calzini e tutto l’abbigliamento che hai comprato per la tua vacanza sulla neve 10 anni prima. Inizia la vestizione: calze termiche, calzamaglia di lana, calzini di lana (ci manca poco che metti quelli fatti ai ferri dalla nonna), maglia termica, felpa di pile bucata, felpa con cappuccio, collo di pile, fascia da sci, cappellino di lana, passamontagna, e dopo, solo dopo, salopette.

Poi ci chiedete perché sembriamo più magri in vesti “civili”?

https://amzn.to/2qIz9zL per esempio queste felpe mi hanno salvato la vita

abbigliamento lavoro restauro

ABBIGLIAMENTO DA RESTAURATORE COLLEZIONE PRIMAVERA ESTATE

Improvvisamente il caldo, e tu –ovviamente- non lavori più nella fresca chiesetta dove hai lavorato tutto l’inverno e ti ritrovi in un parco archeologico in Sicilia a restaurare un pavimento musivo. Estate, 40 gradi all’ombra, il mare a due passi ma tu sei lì, alla disperata ricerca di un pezzettino di ombra (perché anche se ti organizzi con teli e ombrelloni non si sa perché finisci sempre a lavorare in quel pezzettino di pavimento non coperto). Le scarpe antinfortunistica ti fanno sudare i piedi, non puoi scosciarti, quindi metti i pantaloni da lavoro senza nulla sotto col rischio di rimanere col culo di fuori viste le posizioni “comode” che assumi. Protezione solare 2000, con conseguente carnagione bianco accecante, cappello di paglia impastato di crema e sudore sulla fronte. E sei pronto ad affrontare la giornata. E in primavera, soprattutto in Sicilia l’abbigliamento è uguale!

E FUORI DAL CANTIERE?

Stai andando a cena fuori e incontri per caso l’architetto x, il direttore dei lavori y, che hai conosciuto in cantiere e non hai mai visto fuori dall’ambiente di lavoro, tu lo saluti e lui guarda dietro per capire se stai salutando lui o il tipo vicino, ti avvicini e niente ti guarda come per dire “ma che vuole questo/a?” sei costretto a presentarti e solo dopo cominciano gli “ooohhh mi scusiiii, non l’avevo riconosciuta”, “in cantiere sembrava…diversa” -per non dire più brutta e più grassa-, non preoccupatevi, ci siamo abituati! A volte non ci riconosciamo nemmeno tra noi colleghi!!!

Nonostante tutto come dico sempre, adoro questo lavoro e lo sceglierei altre 100 volte, e sono sicura che vale lo stesso per tutti voi! Non è così?

Non hai abbastanza felpe per affrontare il prossimo inverno da restauratore?

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